• Il Segno del Suono 2010
In programma nel periodo gennaio – maggio 2010 presso il Teatro Arsenale in via Cesare Correnti 11, Milano
Il segno della musica è un laboratorio dedicato all’indagine del rapporto tra scrittura, improvvisazione ed elettronica. Una serie di appuntamenti aperti a musicisti e compositori che vogliono mettere in gioco la propria creatività tra prove di insieme e performance dal vivo. Sono previste anche attività di carattere seminariale organizzate insieme al Seminario Permanente di Filosofia della Musica ed al dipartimento di Musicologia dell’Università Statale di Milano.
A conclusione del workshop, i partecipanti saranno invitati a partecipare alla sonorizzazione per lo spettacolo teatrale 'I Persiani' di Eschilo, in collaborazione con Arsenale Lab e la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.
Il numero di partecipanti è limitato.Per informazioni più dettagliate ed iscrizioni compilate il modulo qui in link.
• The Universe in concerto: una recensione
Ieri nella terza serata di "Notturni in Palestro", nella splendida cornice di Villa Reale, con ingresso libero, è andato in scena un concerto davvero unico nel suo genere. Cinque artisti di fama internazionale si sono uniti
per dar vita ad un progetto molto ambizioso: "The universe". Protagonisti della serata sono stati: il cornettista Matteo Pennese, astro nascente dell'elettronica italiana; Xabel Iriondo, ex chitarrista degli Afterhours, che si occupa di sperimentazione e manipolazioni sonore; Paolo Tofani, ex chitarrista degli AREA, che ha incantato il pubblico con la sua Tri-Kanta Veena (una vina a tre voci da lui stesso realizzata); il percussionista indiano Arup Kanti Das, già collaboratore di diversi cantanti del panorama italiano e internazionale; Walter Prati violoncellista e compositore milanese che da anni si muove sul terreno della sperimentazione. I cinque, attraverso differenti forme musicali (dal jazz alla musica elettronica, dalla classica a quella orientale), hanno cercato di dar vita a riflessioni sulla nascita dell'universo. Hanno tradotto in musica le varie correnti di pensiero (dal buddismo, alla filosofia greca, alla religione cristiana) e hanno provato a far viaggiare gli spettatori verso la ricerca delle origini della creazione.
Il gran caldo e la presenza di numerose zanzare, non sono riusciti a scalfire un'atmosfera coinvolgente e trascinante. Il folto pubblico presente in Villa, dal canto suo, ha seguito il concerto con interesse ed entusiasmo e, al termine dello stesso, ha tributato al sorprendente quintetto due interminabili applausi.
Fabrizio Freddi
• pensieri sempre attuali: leggiIn aperto antagonismo alla conservatrice e restauratrice politica culturale del nostro tempo la Fondazione MM&T ha presentato in questi utlimi anni un progetto innovativo sia per forma che per i contenuti. E questi si articolano intorno alla necessità di sperimentazione dei singoli artisti e allievi che partecipano ai concerti e agli workshop; percorsi che attraversano il modo del microloop, le interpretazioni musicali di ambienti sonori diversi, interazioni e correlazioni tra musica, video e azione, apparizioni di danza Buto, cori di voci comuni ed installazioni per passeggiare dentro al Teatro. La “forma”, che poi forza e plasma anche gli argomenti, è la continua ricerca dell’equilibrio tra il fare e l’essere musicista. La forma è aperta, in tutti i sensi; la forma aperta di un concerto che inizia con le prove e termina con lo smontaggio delle apparecchiature. Una forma di comunicazione tra arte e pubblico per il quale è prevista, oltre alla possibilità di ascoltare, quella di parlare, di chiedere, di avvicinarsi con curiosità e opportunità di sapere. La forma del partecipare e di diventare, di conseguenza, parte della creazione. Contenuti che influenzano la forma e che, a sua volta, riplasma i contenuti per trovare un tracciato alternativo all’Accademia, alla restaurazione di un pensiero ripiegato su se stesso, al clichè logoro di una cultura per la quale pochi sono in grado di ricavarne ragioni sociali significative. Grandi festival: poche idee che lentamente si spengono, inevitabilmente, come lampade senza olio. Ancora una tenue luce densa di significato oramai quasi dimenticato, senza alcuna forza sull’esistente. Centri di risucchio economico che inaridiscono sempre più un terreno già incapace di dare. Non c’è ancora risposta ma, quel che è peggio, nessuno vuole fare domande; aggrappati alla scialuppa sempre più piccola e fragile; spietati, i sopravissuti colpiscono ferocemente i compagni di deriva. Il senso di ciò che anche chiamiamo Experimental Music Company è tutto qui; abbandonare il bordo della fragile imbarcazione per la vastità del mare aperto, per cercare e provare a trovare un nuovo limite. Niente è garantito; nulla è certo se non la voglia di cercare.
Walter Prati